Tecnocrazia e Gamificazione. Contro l’industrializzazione delle soggettività e il monopolio tecnocratico

Webinar  Mercoledì 16 e  Giovedì 17 Febbraio

L’esperienza utente è prodotta da un ambiente disciplinare che ci manipola dolcemente senza e senza sforzi, infantilizzando il vissuto tecnologico. E’ la Gamificazione, una forma di addestramento procedurale che si avvinghia saldamente alla relazione emotiva. Gamificare un’attività vuol dire renderla estremamente “sapida”; la competizione aumenta e così i livelli di prestazione in una sempre più efficiente adesione al sistema.

Nella seconda parte del seminario vedremo come l’esperienza della rete di Internet come qualcosa di “esterno” agli applicativi, il suo “dietro le quinte” venga obliato come se non esistesse. Nel corso del tempo infatti le infrastrutture di Internet sono state occupate e brevettate: il principale responsabile di questa espropriazione è stato Google, il gigante buono che ha salvato la scuola pubblica con i suoi servizi gratuiti per la Dad.

Se da una parte quindi veniamo addestrati alla disciplina della quantificazione del sé, dall’altra ci viene fatto credere che Internet non esista, non abbia una storia, né un futuro diverso da quello che i monopolisti hanno scelto per noi.
Il webinar avrà dunque due linee di fuga, una per rompere la colonizzazione dello spazio interiore e una per conoscere e aggirare i checkpoint della fortezza di Mountain View”

Programma

Mercoledì 16 febbraio, ore 20.30 – 22.00

• Presentazione del gruppo di ricerca e introduzione alle due serate
• Giro di presentazioni
• Seminario. Contro l’industrializzazione delle soggettività: una decostruzione critica della gamification
• Discussione collettiva

Giovedì 17 febbraio, ore 20.30 – 22.00

• Ripresa dei lavori
• Seminario. Dal www alle app: come Google sta piegato il digitale al suo monopolio
• Discussione collettiva

Per info e iscrizioni scrivere a info@ippolita.net mettendo in oggetto “webinar febbraio”.

Rielaborazione grafica tratta da The Canadian architect, 1966, immagine di copertina, opera di Laszlo Buday