Pride

Pride Transfemmisista e Queer

Milano h 15.00 PianoTerra Via Confalonieri 3 Raduno della NON Biciclettata

A seguito di una serie di partecipate assemblee transterritoriali nel contesto di Marciona2020, le realtà queer di molte città hanno scelto di portare in piazza una cornice di rivendicazioni comuni, così creando un coordinamento per i pride del 2020.

Leggi tutto il documento nazionale Marciona2020

Come Gruppo di Ricerca Ippolita abbiamo aderito al percorso nazionale che si è aperto in autunno 2019  Abbiamo portato il nostro contributo politico e culturale nella costruzione di un ponte tra la collettiva Lesvos LGBTQI+ Refugee Solidarity e il gruppo Sappho Brigade interno al percorso di Marciona 2020, oltre che al tavolo tematico dedicato alle tecnologie digitali di cui riportiamo il testo conclusivo:

LE TECNOLOGIE QUEER SONO AUTOGESTITE

Stare dalla parte della cura e dell’autoresponsabilità in questi mesi ha significato anche fare una scelta autogestita dal punto di vista tecnologico, perché la cura del sé e delle relazioni comunitarie non esclude il conflitto con le multinazionali dell’IT che hanno particolare interesse strategico nel profilare le nuove soggettività queer, come testimonia la loro imponente presenza ai Pride.

La cultura digitale non può essere ridotta all’intrattenimento di masse di spettatori per mezzo dei broadcaster globali e delle piattaforme digitali capitalistiche.
Occorre disidentificarsi dalla coercizione politica che ci costringe a desiderare la norma del dominio tecnologico e a riprodurla. Rivendichiamo mezzi di comunicazione e strumenti digitali liberi e autogestiti, tramite cui promuovere condivisione, processi orizzontali, distribuiti e inclusivi.

Ringraziamo le comunità hacker che hanno saputo mettere a disposizione, diffondere e coltivare strumenti tecnopolitici, fra questi in particolare i collettivi Autistici/Inventati, Riseup, Cisti.org per la messa a disposizione di mailing list, blog, servizi di videoconferenza e pad per la scrittura collaborativa.

La riflessione sulla cura si è posta anche in termini di formazione e autoformazione nelle comunità queer: non possiamo delegare ai tecnici interni al movimento qualsivoglia pratica legata alle tecnologie, occorre condividere i saperi e generare percorsi di autonomia. Il sapere Tecnico, anche quando autogestito, deve poter essere sottoposto alla critica politica del sapere Frocio, che possiede metodi di apprendimento specifici che non possono essere sostituiti dai metodi della norma scientifica occidentale.

Il tema della formazione ha posto una riflessione di classe riguardo all’accesso alle conoscenze tecnologiche. La quarantena infatti ha evidenziato fortissime disparità sociali nella capacità individuale di compensare lo smantellamento della scuola pubblica. Il tema dell’accesso alle tecnologie va declinato in termini di accesso alle infrastrutture e alle conoscenze, non in termini di accesso ai prodotti commerciali dell’informatica gratuita, anche qualora fossero open source.

Non ci interessa l’accesso inteso nei termini di servizio delle piattaforme commerciali, ma l’accesso come processo che costruisce e tutela il patto formativo tenendo in considerazione le fragilità di soggettu altru nella comunità formativa. Ci interessa generare un ambiente tecnologico e di apprendimento antiautoritario, decoloniale, transfemminista e queer, negoziando ogni elemento inscritto nell’ergonomia delle piattaforme e nelle policy dei server che erogano i servizi.

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