ippolita contro il patriarcato e la destra xenofoba

IL 28 SETTEMBRE TORNIAMO IN PIAZZA: FURIOS3_RISALE LA MAREA

Cerca la città più vicina a te!
BOLOGNA BRESCIA CAGLIARI CARPI FIRENZE LIVORNO MILANO MODENA NAPOLI PISA PADOVA PALERMO REGGIO CALABRIA REGGIO EMILIA ROMA TORINO

Prima delle elezioni abbiamo scritto: “Saremo in piazza tre giorni dopo le elezioni perché non vogliamo un patriarcato conservatore, e non ci accontentiamo di un patriarcato democratico. La destra conservatrice strumentalizza la violenza sulle donne per portare avanti politiche razziste e vuole rafforzare il controllo sui nostri corpi e sulla nostra sessualità. Ci impone la maternità e il lavoro di cura in cambio di briciole, mentre ci spinge a lavorare sottopagate, promettendo a confindustria sgravi fiscali. I democratici promettono diritti e libertà civili in cambio di politiche che continuano a peggiorare le nostre
condizioni di vita”

Ora ha vinto la destra più conservatrice, che non ha mai neanche finto di voler difendere il diritto all’aborto, ma ha sempre difeso il diritto all’obiezione di coscienza, quello dei centri di aiuto alla vita e quello di “essere madri”, un eufemismo per nascondere le pressioni a portare avanti gravidanze non desiderate.
Non serve nascondersi dietro l’essere biologicamente donna. Meloni è espressione del peggiore patriarcato Violador.
Quando parla della piena applicazione della 194, intende piena applicazione dell’obiezione di coscienza.
Quando sostiene :”permetteremo” alle donne di abortire, intende dire che dovremo ringraziare per un permesso, anziché fare valere un diritto.
Vogliamo gli obiettori fuori dalle nostre mutande, dagli ospedali, dalle scuole e dalle università.
Non abbiamo intenzione di chiedere il permesso per essere liber*.

L’autodeterminazione delle donne* scompare sotto la triade “Dio, Patria, Famiglia”, in cui la famiglia è quella bianca eteropatriarcale che dà figli bianchi alla Patria in nome di un Dio usato per escludere.
Non è un caso, infatti, che gli ostacoli al diritto all’aborto si accompagnino alla chiusura dei confini, al rifiuto dello ius soli, all’omolesbobitransfobia, all’opposizione alla parità salariale, e così via.
Sono contrar* a qualsiasi forma di sostegno al reddito con un’inflazione che vola sopra l’8%: la guerra tra poveri è l’unica carta nel loro mazzo per sperare di governare, sulla pelle de* più vulnerabili, ovviamente.
Non è nemmeno un caso che l’attacco all’aborto, dagli Stati Uniti all’Ungheria arrivi alle porte di una crisi economica probabilmente disastrosa: come ci insegna la Storia, dalla caccia alle streghe in avanti, controllare le nascite significa controllare la riproduzione della forza lavoro.

Per questo è ancora più importante scendere in piazza per difendere il diritto all’aborto libero, sicuro e gratuito è oggi fondamentale e strategico per tutti*. La possibilità di abortire, infatti, è uno dei pilastri della possibilità di autodeterminarci e ci parla anche di tutti quei diritti che hanno a che fare con la possibilità di scegliere la vita che vogliamo.

Sappiamo che il problema è più ampio, che Meloni non è causa di sessismo, razzismo e guerra tra poveri, ma la conseguenza di un contesto culturale reazionario che, sia in Italia che in molti Paesi del mondo, è stato alimentato per anni. Ciò non ci impedisce di pensare che aumenteranno le aggressioni sessuali, misogine, omolesbobitransfobiche e razziste, che i nostri diritti saranno a rischio. Proprio per questi motivi, vogliamo continuare fin da subito a seminare anticorpi e a scendere in piazza per stringere alleanze e urlare forte: non sei sol@.

In Italia come nel resto del mondo i corpi delle donne sono il terreno di costruzione del potere patriarcale: grideremo per Mahsa Amini, per Hadis Najafi e per il diritto di tutt noi a essere vive e libere di decidere sui nostri corpi.
Saremo in piazza nella Giornata Internazionale per l’aborto libero e sicuro, un diritto sempre sotto attacco in Italia e nel mondo, un diritto per cui abbiamo lottato e continueremo a lottare. Saremo in piazza per stringerci e stare insieme, per farci forza a vicenda e continuare a nutrire il percorso di lotta e gioia transfemminista.

All’indomani delle elezioni siamo ancora più #furiose, pronte a gridare la nostra rabbia ci vediamo in piazza il 28

ippolita contro il patriarcato e la destra xenofoba