Dialogo con il collettivo Trickster: Stati di coscienza, mondi interconnessi, attivismo spirituale
Venerdi 23 febbraio h 18.00 Libreria Antigone Milano
Dialogo con il collettivo Trickster
Trickster è una figura che compare nei miti, nel folklore e nelle religioni pressoché di tutto il mondo. Il termine proviene dal verbo inglese to trick (giocare dei tiri, ingannare, scherzare) ed è parola difficilmente traducibile in italiano. C’è chi l’ha resa come burlone, imbroglione o gabbamondo, chi briccone divino – per citare un titolo ormai classico sull’argomento, che raccoglie interventi di C.G. Jung, K. Kerényi e P. Radin. Sicuramente si presenta come figura imprevedibile e complessa: a volte si mostra con sembianze divine o semidivine, altre volte è animale dai tratti antropomorfi, oppure difficilmente catalogabile (non a caso viene menzionata nella Cassell’s encyclopedia of queer myth, symbol, and spirit, copiosa raccolta di personaggi multiformi, con la prefazione di Gloria Anzaldúa). A differenza dei classici eroi o divinità, facilmente classificabili per via delle loro funzioni precise e determinate, il trickster resta un personaggio liminale, di soglia, eternamente sfuggente, che incarna e manifesta l’ambivalenza e la contraddizione. Proprio perquesto, nella raccolta Antropologia Strutturale, C. Lévi-Strauss lo assume come paradigma dell’ambiguità del mito e della divinità, posizionandolo in un punto liminare fra vita e morte. Dinanzi alle dicotomie maschio/femmina, giovane/vecchio, vivo/morto, sacro/profano, giusto/sbagliato ecc. il trickster conduce fuori strada, varca i confini, confonde le distinzioni, solleva paradossi. In breve, la reductio ad unum e tutta la logica tradizionale non può che rassegnarsi a fallire quando incontra un trickster.
Occuparsi di stati di coscienza e delle sue modificazioni significa per noi incontrare il trickster. Non a caso lo stesso Kerényi sottolineava che il tema del trickster rimanda a quello di un allargamento della coscienza. Anche qui si rende necessario un chiarimento. L’espressione altered states of consciousness risale alla metà degli anni Sessanta del secolo passato e fu coniata, seguendo le tracce di William James, dallo psichiatra statunitense Arnold Ludwig nel tentativo di studiare una serie di elementi: dalle condizioni necessarie per la comparsa di uno stato di coscienza, ai fattori che ne influenzano la manifestazione, dalle correlazioni e i denominatori comuni, alle funzioni adattive o disadattive che questi stati possono avere per l’essere umano. Ai lavori di Ludwig ne sono seguiti altri che hanno via via ampliato il campo d’indagine, mettendo a disposizione nuovi strumenti: dalla cartografia della coscienza di R. Fischer all’approccio sistemico di C. Tart, dalle ricerche antropologiche di E. Bourguignon e quelle di G. Lapassade, fino all’importante contributo di E. De Martino nell’analisi del fenomeno magico e del tarantismo, per citare solo qualche nome. Da parte nostra continueremo a usare l’espressione “stati di coscienza”, oggi largamente adoperata, tenendo presente che con questa locuzione, più che a una sequenza di stati rigorosamente classificabili e archiviabili, ci confrontiamo con continui slittamenti, transiti, movimenti, in cui viene mobilitato l’intero organismo, mettendo così in campo una coscienza e una cognizione incorporate, nel senso che è tutto il nostro corpo, insieme alle relazioni e al mondo nel quale è situato e dal quale è soggettivato, a concorrere e determinare l’emersione e l’immersione dei vari processi mentali e cognitivi. Nozioni come quella di coscienza ordinaria e di realtà consensuale appaiono non più come dati naturali, ma come costruzioni dentro un più ampio e complesso reticolo di possibilità. Seguendo questa prospettiva, l’eredità della teoria critica, il contributo più recente delle teorie queer e, più in generale, il portato conoscitivo di esperienze volte a scandagliare le stratificazioni di una realtà troppo spesso oggettivata secondo principi naturalistici, giuridici e di supremazia culturale, possono rappresentare gli strumenti prediletti per leggere gli stati di coscienza, i loro transiti, le loro modificazioni.
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