saperiproibiti III : téchne e stati modificati di coscienza 26 Maggio Torchiera

2018-05-26T00:00:00

Internet è la nuova Lsd?
La presenza costante della Rete nelle nostre vite quotidiane è innegabile. Costruiamo le nostre identità sui social, siamo sempre più interconnessi, viviamo mondi virtuali, ma pare non bastare… Sempre più persone vanno alla ricerca di usi tradizionali e sciamanici per raggiungere stati modificati di coscienza profondi, ne è un esempio la diffusione planetaria delle cerimonie di Ayahuasca.https://saperiproibiti.noblogs.org/IppolitaTecnologie del dominio, un excursus tra allucinazioni e gamificazionePer descrivere il web delle tecnologie commerciali, la loro invadenza in termini di privacy e controllo e la loro potenza disciplinante, si fa spesso ricorso a metafore provenienti da George Orwell che con 1984 ha dato vita a una potente distopia, basata proprio sul controllo totale del Grande Fratello.Altre volte, facendo notare che l’asservimento alle nuove tecnologie è del tutto volontario e basato sul piacere, si preferisce citare, non senza ragione, Il mondo nuovo di Aldous Huxley.I motivi che spingono a nominare entrambi gli autori sono molto validi, ma c’è un altro scrittore di fantascienza, cratore di “universi che cadono a pezzi dopo due giorni”, al quale, forse, vale la pena rivolgersi per comprendere appieno il nostro mondo: Philip K. Dick.Ma non tanto – o non solo – per il possibile sviluppo della c.d. intelligenza artificiale e quindi dei robot (che lui chiamava androidi), quanto per il concetto trasversale di simulacro che attraversa tutto il piano della realtà, fino a rendere impossibile distinguerla dall’allucinazione.Ippolita è un gruppo di ricerca indipendente e interdisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie.Tra i saggi pubblicati: Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale. (Meltemi, 2017);  Anime Elettriche (Jaca Book 2016); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014, tradotto in spagnolo e francese), Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese), Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese). Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005).Marco Mancuso (Digicult)Io sono il mio unico DioUno degli aspetti più interessanti del nostro rapporto con la tecnologia, e di come ci relazioniamo con gli altri attraverso di essa, è la modalità con cui produciamo senso attorno alla narrazione delle nostre identità. Internet, i social network e le strutture p2p hanno amplificato questo fenomeno favorendo la ramificazione di reti sempre più ampie costruite attorno a singoli individui, alle loro personali narrazioni in rapporto a pubblici selezionati sulla base di processi di valore non solo affettivi ma sempre più sociali, economici e professionali. La storia di ogni individuo modellata all’interno di una “società algoritmica” è, sempre più, una storia virtuale. Ma al contempo, più reale del reale. Modellata secondo le nostre esigenze più profonde entra sotto pelle, sviluppa piacere e crea dipendenza, trasfigura la percezione fenomenologica del mondo che ci circonda.Può un nuovo approccio alle tecnologie del sè consentire agli individui di eseguire un certo numero di operazioni sul proprio corpo e sulla propria anima, per una trasformazione tale da raggiungere un stato di felicità, purezza, saggezza, perfezione o immortalità?Marco Mancuso è critico, curatore, docente ed editore indipendente, che focalizza la sua ricerca sull’impatto delle tecnologie e della scienza sull’arte, il design e la cultura contemporanea. Fondatore e direttore dal 2005 della piattaforma Digicult, del Digimag Journal, dell’agenzia Digicult Agency e della casa editrice Digicult Editions, insegna presso NABA e IED a Milano, Accademia Carrara di Bergamo ed è visiting lecturer alla RUFA di Roma. Fa ricerca e cura mostre e progetti sul rapporto arte-tecnologia-scienza ed è stato partner di molte delle più importanti istituzioni internazionali del settore. Tiene conferenze e prende parte a tavole rotonde e incontri ed è membro del “Leonardo Affiliate Program” del Leonardo/The International Society for the Arts, Sciences and Technology (Leonardo/ISAST). Collabora con lo spazio per l’arte Adiacenze di Bologna.Marco PhilopatInternet è la nuova Lsd?Nel maggio 1996 Timothy Leary sapeva che gli sarebbero rimasti pochi giorni di vita. In combutta con tutti gli abitanti della sua comune decisero di creare una delle prime dirette stream via web.La sua morte in diretta…La leggenda narra che volle prendere una dose di Lsd prima di morire, in ogni caso ci sono rimaste le sue ultime parole registrate anche su nastro.Si guardò ancora attorno e disse: «why?», si grattò la testa e disse «why not?». Pronunciò la frase ripetutamente, con intonazioni diverse: tristi, allegre, pensierose, interrogative. A un certo punto disse «esperanto», poi riprese a ripetere i «why not». Disse «why?» con un filo di voce ancora per un paio di volte, poi ricadde nel sonno profondo. La sua ultima parola, stando alla testimonianza di Zachary Leary, fu «beautiful».Prendendo spunto da questo episodio evocativo, un vero e proprio handshake tra cultura psichedelica e nuove tecnologie, vi farò viaggiare sulla linea di confine che ho avuto la sfortuna di attraversare tra gli anni ottanta e novanta. Racconterò qualche episodio che mi è successo ai tempi con un taglio ironico, cercando di spiegare i momenti fondamentali della trasformazione tra punk a cyberpunk e gli incroci con l’hip hop e la controcultura rave.Il tutto con in testa una domanda:“Ma perché la realtà virtuale sembra l’unico campo in cui non si vedono i possibili sviluppi nell’odierna società ipertecnologizzata?Forse potrebbe essere una sorta di Lsd sensoriale?”Il termine handshake era allora inteso come scambio iniziale di segnali tra computer prima di stabilire i parametri della trasmissione.Ma ancora prima era utilizzato per definire il momento o la situazione di incontro tra diverse controculture, per esempio il CBGB a New York tra hippie e punk o il brano The magnificent Seven dei Clash tra punke hip hop.Marco Philopat è uno scrittore studioso di cultura underground e attivista culturale italiano. Ha aderito nel 1977 al movimento punk italiano diventandone uno dei più profondi conoscitori e animatori. Nel 1979, con il suo gruppo HCN partecipò alla prima ondata punk rock italiana e nel 1982 fu uno dei fondatori del Virus di Milano. Nel 1987 è tra i fondatori della cooperativa editoriale Shake edizioni underground. Nel 2006 fonda insieme a Paola Mezza la casa editrice Agenzia X. Nel 2015 è coordinatore del progetto “Re/search Milano”.