[Traduzioni] handbook per cyber-dissidenti
obaz
obaz a autistici.org
Ven 23 Set 2005 20:45:01 CEST
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hektisch ha scritto:
> chi ci sta a scrivergli una lettera per dirgli che siamo intenzionati a
> tradurlo in italiano e per capire sotto quale licenza è distribuito?
io ci starei pure, come gia' avevo detto che scriverei a doctorow per
avere il permesso di trarre opere derivate dalla sua opera con licenza
no derivative, pero' e' da qualche giorno che mi sorge qualche
perplessita'. cioe': fino a ora non abbiamo mai sollevato questioni
cruciali che secondo me non possono essere date per scontate e
andrebbero discusse prima di imbarcarci in qualunque progetto.
prima della nascita di questa mailing list un paio di persone le avevano
formulate con notevole chiarezza, e io le avevo rimandato a una
discussione collettiva, ma purtroppo una di loro non si e' ancora
iscritta in lista e la seconda non le ha piu' poste. confidando nel
fatto che la prima possa leggere la discussione in archivio, provo a
incollarle qui, sperando che possano esserci utili a far partire il
progetto su basi condivise. per quanto riguarda le altre, non riesco a
capire per quale motivo, ma non le trovo piu', pero' per fortuna la
persona che aveva sollevato quelle obiezioni, alberto, ci legge, e spero
che ritrovi la nostra corrispondenza oppure le riponga scavando nella
memoria.
1. Che "un progetto che ricerchi opere inedite o edite male" sia
un'ottima idea non c'e' dubbio. Ma mi domando, esiste già una
metodologia della ricerca? Come si fa a trovare e valutare una cosa
della cui esistenza non si e' al corrente. Come, in termini concreti si
realizzera' "la scoperta di opere infruibili per i lettori italiani"?
a questa domanda possiamo anche non dare una risposta, ma credo che se
condividiamo i metodi della ricerca, al di là della semplice ispirazione
o fortuna, magari facciamo un lavoro piu' sensato e coerente.
2. "Che le traduca a più mani": inteso collaborando in gruppo o a turni?
Lo chiedo per puro scrupolo, solo perche' in certi paesi vige la prassi
di dividere il libro in piu' parti (a volte proprio strappando
l'originale) e distribuire fra diversi traduttori ignari della decisione
altrui, con i risultati evidentemente disastrosi. (qui incollo anche il
commento di chi mi scriveva perche' lo condivido in pieno: credo che la
traduzione debba essere fatta assieme, vale a dire che, certo, la prima
stesura probabilmente sara' fatta da una sola persona, ma si potrebbe
anche pensare a un metodo basato sulla collazione anziche' sulla
correzione collettiva -- tramite wiki -- della stesura iniziale).
3. "in ambito editoriale si applicano ancora vecchi criteri secondo cui
il traduttore dovrebbe sforzarsi il più possibile di non essere un
'traditore'". Mah, intanto questi "vecchi criteri" si sono affermati in
pieno solo nel secondo dopoguerra, fino a 50 anni fa' si faceva dei
testi originali quel che si voleva. Anche al giorno d'oggi [...]
l'editore tende a modificare il testo per andare incontro alle "presunte
aspettative dei lettori". Mi pare che "modificando o cambiando alcuni
passaggi che riterrebbe più efficaci se proposti in modo diverso" non
sia una operazione molto diversa dalle pratiche diffuse. Ho dovuto
lottare per ogni parola, sentendomi dire "non si dice cosi' in italiano,
modifichiamo come piace a noi madrelingua", perdere queste
mini-battaglie era brutto. Conosco le fonti dei translation studies che
parlando della libertà di manipolare il testo e creare opere
indipendenti, ma non ho ancora visto gli esempi pratici e ben riusciti
di applicazione di questi principi. Avro' guardato male? In particolare,
tu forse intendevi altro, potresti chiarire?
Questo punto mi sembra di averlo gia' chiarito, ma non sono sicura di
essere stata chiara, e soprattutto non so in che termini sia condiviso:
cioe', io non ho mai pensato a modificare il testo per renderlo piu'
leggibile, ed e' anzi vero il contrario: io cambierei l'italiano per
aderire piu' al testo originale, cambierei il testo originale per
renderlo piu' radicale e cosi' via a seconda del testo in questione.
4. L'ultima domanda non è legata al tuo testo ed e' semplice. Hai
un'idea dei generi che andrebbero coperti?
e questa e' una domanda che a me sembra cruciale: io lavorerei molto
piu' sulla narrativa che sulla saggistica, perche' la narrativa ci
consente di radicalizzare di piu' la derivazione, pero' questo non
toglie che questo gruppo ha origini di movimento, e che possiamo porci
come obiettivo di divulgare opere utili al movimento, come quello,
appunto, che ho proposto oggi.
5. questa la aggiungo io: che si fa se molt* di noi non traducono da
lingue comuni? purtroppo devo dare per scontato che quasi tutt* sappiano
l'inglese, ma sarebbe bello poter sfruttare anche altre, molte altre
lingue. pero' in questo caso la collettivita' del lavoro viene a cadere,
ci dividiamo in gruppi, oppure decidiamo che chi, poniamo, non sa il
rumeno puo' comunque intervenire sull'italiano facendosi aiutare da chi
il rumeno lo sa? a questo proposito trovo molto interessante la
traduzione fatta da quasimodo del poeta rumeno tudor arghezi: quasimodo
non sapeva il rumeno, ma si e' permesso di tradurre quelle poesie
facendosi aiutare a capirne il significato. il risultato e' splendido,
anche se discutibile, l'introduzione al volume (Stampa Alternativa,
2004), brillante. se trovo uno scanner la scannerizzo e la metto sul wiki.
be', direi che e' tutto. mo' me ne vado a vedere la presentazione
dell'ultimo libro di carlotto.
dei baci
obaz
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