Orwell, Huxley e il modello sino-americano

Il contraltare della libertà della rete è la richiesta di maggiore sicurezza, immediatamente declinata come esigenza di maggiore controllo. La richiesta di anonimato si scontra con la volontà di scovare e perseguire coloro che minacciano la stabilità sociale, ad esempio, nei regimi democratici: pedopornografi, serial killer, mafiosi, terroristi, sovversivi. Così, sull'onda dell'emozione per i fatti di cronaca, vengono approvate in fretta leggi che permettono la violazione delle più elementari libertà civili. Ma in definitiva chi vuole delinquere sa di essere controllato; per questa sua consapevolezza, anche quando non è colluso con il controllore, rimane comunque più libero dell'intera popolazione che si ritrova suo malgrado incatenata da un controllo digitale sempre più ferreo. Senza contare che, come abbiamo già sottolineato, il controllo non impedisce il crimine; al limite rende più facile la punizione, almeno in teoria, rafforzando la logica del sistema giudiziario e carcerario.

La pressione per regolamentare il web coincide con una richiesta di maggiore trasparenza, tracciabilità, riconoscibilità di ciò che avviene online. Questa esigenza riesce a mettere d'accordo categorie sociali molto eterogenee. Le associazioni di genitori sono preoccupate per i rischi ai quali i figli sono esposti. Le lobby mediatiche detentrici di copyright (Hollywood, discografici, editori) premono per rendere più semplice rintracciare ed eliminare i contenuti protetti. Le banche vorrebbero poter verificare meglio l'identità degli utenti per diminuire le frodi online. Le minoranze etniche minacciate vogliono poter risalire all'identità degli xenofobi che le perseguitano. Gli xenofobi nazionalisti (che quando arrivano al governo imprimono svolte totalitarie alle democrazie securitarie nell'indifferenza generale) vorrebbero schedare e individuare tutti gli stranieri per poter sfogare le loro frustrazioni e cementare in pogrom rituali la loro identità di gruppo reazionaria. Le vittime di episodi di violenza vogliono denunciare i loro aguzzini senza correre il rischio di ritorsioni, e per far questo la polizia dovrebbe da una parte proteggere il loro anonimato e dell'altro stanare più facilmente i criminali, grazie a maggiori controlli. I cittadini indignati vorrebbero vedere pubblicate le dichiarazioni dei redditi dei politici corrotti, dati a portata di tutti, alla gogna mediatica. E persino i regimi autoritari desiderano maggiore trasparenza: per loro sarebbe ottimo poter sorvegliare continuamente le proprie popolazioni. La trasparenza amplia le possibilità di sorveglianza ed è auspicabile per quasi tutte le forze politiche.

Nel Novecento due grandi visioni distopiche hanno influenzato più di altre il pensiero occidentale a proposito della sorveglianza: il Grande Fratello raccontato da George Orwell in 1984 (1949) e Il Mondo Nuovo (1932) di Aldous Huxley, seguito da Ritorno al Mondo Nuovo (1958). Influenzati dalle rispettive società, i due autori presentano distopie opposte: l'inglese Orwell temeva il controllo del panottico globale, mentre il californiano Huxley temeva la lobotomia emotiva generata dal consumismo sfrenato.

Per Orwell, l'avvento dei totalitarismi segnava una nuova fase in stile inquisizione spagnola, nella quale la tecnologia serviva ad annullare la privacy dei cittadini. L'occhio onnipresente del Grande Fratello esercita un sadico potere oppressivo, capace di modificare la realtà stessa attraverso la propaganda martellante nella neolingua, appositamente concepita per limitare le possibilità espressive. Ogni comportamento personale dev'essere minuziosamente prevedibile e acquiescente, tanto che il protagonista di 1984, Winston Smith, scopre che i neurologi del partito lavorano per eliminare l'orgasmo e sopprimere così il desiderio, pericoloso momento di instabilità psicofisica e quindi potenziale movente di rivolta.

Al contrario, nella visione di Huxley la tecnologia viene usata per massimizzare il piacere, inteso come ciclo di consumo continuo. Nel mondo del consumismo fordista di Huxley buttare è meglio che aggiustare e i cittadini non hanno alcun interesse a pensare in maniera autonoma e critica, dal momento che i loro desideri sono soddisfatti prima ancora di essere espressi. Ben inteso, i desideri non sono uguali per tutti, perché vige un rigido sistema di caste, dagli Alfa agli Epsilon, generati dal controllo eugenetico; esistono consumatori di diverse categorie, predeterminate al consumo di beni specifici. In tutti però il desiderio viene spento attraverso l'eccesso, con l'imposizione di un sistema compulsivo: la promiscuità sessuale viene incoraggiata, i vincoli familiari sono considerati pornografici perché privilegiati, i rapporti sociali sono organizzati in maniera totalmente trasparente, tanto che le donne devono portare una cintura anticoncezionale che segnala la loro disponibilità sessuale immediata. Ognuno deve dichiarare la propria identità in maniera non ambigua per essere a completa disposizione, bene di consumo fra altri beni di consumo.

Mentre in Orwell sembra intravvedersi un livello di complotto più elevato in cui la libertà è possibile, almeno per gli oppressori, nel mondo di Huxley nemmeno gli Alfa sono liberi. Devono compiere i loro doveri di consumo quotidiano come tutti gli altri sui quali comandano. Il conformismo è il bene supremo, l'obbedienza docile è necessaria perché l'intera popolazione venga ridotta a uno stato di felicità infantile, obbligata. Una quotidiana somministrazione di droga Soma e di ipnopedia (indottrinamento durante il sonno) scongiura i peccati mortali: il desiderio di solitudine, la possibilità di sentirsi differente dagli altri, di scegliere, di essere autonomo e indipendente.

È proprio su questi desideri proibiti che dovremo tornare per immaginare un'articolazione nuova delle reti sociali. Ciò che rende possibile sfuggire ai desideri indotti e al conformismo è il rifiuto della socialità della prestazione. Dobbiamo constatare che la distopia della paura di Orwell e quella della distrazione compulsiva di Huxley si sono mescolate con diverse gradazioni nelle società contemporanee. Evgeny Morozov rileva che attualmente tendiamo a sottovalutare gli elementi orwelliani dei regimi democratici (non a caso Il Grande Fratello è un reality show di successo internazionale, la paura del controllo è diventata una barzelletta) e al tempo stesso a sottovalutare gli elementi huxleiani delle dittature. La maggior parte dei dittatori preferisce distrarre e divertire le masse piuttosto che dominarle con il terrore, anche perché a lungo andare la repressione violenta genera rivolte sanguinose difficili da gestire. Invece qualche distrazione consumistica consente di rafforzare il consenso o almeno l'accondiscendenza degli oppressi.

Non solo: la politica del panem et circensem può spingere le masse a sostenere un regime dittatoriale. Perché un cubano, un turkmeno o un cinese non dovrebbero essere disposti a incensare il governo in cambio di qualche regalo? Nel complesso, internet ha portato in molte società autoritarie proprio quel genere di distrazione che le persone cercano per evadere da una realtà deludente: pornografia a basso costo, gossip, innocue serie televisive, quiz, gioco d'azzardo, videogiochi, chat per incontrarsi fra cuori solitari, forum per chiacchierare di argomenti apolitici sotto la vigile sorveglianza governativa. Esattamente lo stesso tipo di distrazioni che serve ai cittadini dei regimi democratici per evadere dalla loro realtà. Non ha torto Naomi Klein a evidenziare una sostanziale somiglianza fra Cina e Occidente (e ancora di più fra Cina e USA), in un mix ben riuscito di controllo orwelliano e distrazione huxleiana dei cittadini-consumatori:

la Cina sta diventando sempre più simile all'Occidente sotto vari aspetti molto visibili (Starbucks, Hooters, cellulari più belli dei nostri), mentre [l'Occidente] sta diventando sempre più simile alla Cina sotto certi aspetti meno evidenti (torture, intercettazioni senza garanzie, detenzioni infinite, benché non su scala cinese).136

Le tecnologie di profilazione di Facebook, Google & C. possono essere utilizzate indifferentemente per migliorare la pubblicità personalizzata e quindi il consumismo personalizzato o per rinforzare la censura personalizzata e la repressione personalizzata. Se i tuoi amici ascoltano questo gruppo musicale, anche a te dovrebbe piacere: sei un potenziale consumatore per associazione. Se i tuoi amici leggono lo stesso blog sovversivo che leggi tu, anche loro sono potenziali dissidenti come te, per associazione. Gli algoritmi da usare sono gli stessi. Il modello sociale sino-americano ha in comune la pressione sempre più forte alla trasparenza radicale. L'amministrazione Clinton negli anni Novanta non riuscì a realizzare le autostrade dell'informazione, ma non è detto che il sempreverde partito comunista cinese fallisca nel tentativo in corso di creare una grande repubblica autoritaria felice. Con l'aiuto del complesso militare-industriale statunitense, la Cina sta creando il prototipo di uno stato di polizia hi-tech. I prossimi passi saranno: dotare ogni cittadino cinese di una casella email, di un profilo sui social network governativi, di un account per fare spese sui siti autorizzati, di uno spazio per condividere i propri dati sui server controllati dal regime. Una sorta di Facebook cinese nazionalizzato, con integrata una casella GMail cinese, che conserva i dati sull'iCloud cinese, capace grazie alla profilazione totale di suggerire i prossimi acquisti da compiere sull'analogo cinese di Amazon. Uno scenario simile evidenzia che le politiche dei giganti dell'IT (Information Technology), soprattutto di quelli che necessitano una profilazione sempre più accurata per aumentare i loro profitti come i fantastici quattro (Facebook, Google, Apple, Amazon), sono perfettamente compatibili con i sistemi di controllo autoritari e sono anzi tecnologie auspicabili per le dittature moderne.

Ciò che rende possibile l'avvento di questo modello sociale è l'accondiscendenza delle persone al profiling e alla trasparenza. Il capitalismo autoritario cinese non è incompatibile con il capitalismo democratico americano; anzi, i due sistemi si sostengono a vicenda. Dal punto di vista finanziario sono strettamente interdipendenti, visto che i fondi sovrani cinesi detengono buona parte del debito pubblico americano e le riserve valutarie in dollari della Cina potrebbero mandare a gambe all'aria Washington. Dal punto di vista economico, senza le manifatture cinesi a basso costo, le aziende hi-tech americane non potrebbero mai accumulare i profitti favolosi che riescono a realizzare. Un esempio su tutti: se iPod, iPhone e iPad fossero assemblati in Occidente invece che nel distretto industriale di Shenzen (una città vicino a Hong Kong che trent'anni fa era un villaggio di pescatori e oggi supera i dodici milioni di abitanti), il loro costo sarebbe insostenibile. Gli operai della Foxconn, che costruiscono questi splendidi oggetti del desiderio, sono costretti a firmare contratti in cui promettono di non suicidarsi, evento non raro viste le condizioni di lavoro disumane; pratiche aziendali che in Occidente sarebbero impossibili da attuare.

Entrambi i sistemi hanno un bisogno vitale di identificare meglio la popolazione. Gli USA da una parte devono garantire la felicità iscritta nel contratto sociale del dollaro, attraverso la fornitura di beni di consumo; dall'altra devono individuare e rendere inoffensive potenziali minacce sovversive. La Cina deve cercare di innalzare il livello di consumo e al tempo stesso non permettere lo sviluppo di politiche democratiche, e tenere sotto controllo le tensioni etniche e religiose. L'orizzonte comune è, naturalmente, la crescita illimitata. Il resto del mondo non sta a guardare e gareggia come può, a volte ampliando il controllo in senso orwelliano, a volte affinando la profilazione per fini huxleiani. La rete sociale diventa così una trappola nella quale si agitano le persone frittella, piatte individualità totalmente segmentate dalla profilazione. È sempre più difficile convincere a comprare persone che non riescono più a consumare nemmeno una frazione di quello che possiedono, e sprecano quantità industriali di qualsiasi cosa. Persone che si agitano alla ricerca di beni di consumo su misura, di intrattenimento non impegnativo, di identità collettive in cui rispecchiarsi senza fatica.

135) Per la stesura di questo paragrafo si è fatto ampio ricorso alle argomentazioni di Evgeny Morozov, cit., passim. 

136) Naomi Klein, «China's all seeing state», 14 maggio 2008, http://www.naomiklein.org/articles/2008/05/chinas-all-seeing-eye