Dinamiche sociali: omofilia e voyeurismo

Facebook promuove l'omofilia6, la fascinazione reciproca di chi si sente parte della medesima identità, che non ha nulla a che spartire con l'affinità. Gli «amici» di Facebook, almeno formalmente, sono individui accomunati dal fatto che amano le stesse cose. Ci piace questo. Forse in futuro si aggiungerà anche un «non ci piace quest'altro», ma c'è da dubitarne perché il dissenso provoca discussione. Parteciperemo a questo evento. Siamo uguali, per questo stiamo bene insieme e ci scambiamo post, messaggi, foto, «regali», giocattoli, poke. Gli scambi sociali si regolano sul principio dell'identico. La dialettica è impossibile, il conflitto è strutturalmente bandito, l'evoluzione (incrocio, scambio e selezione di differenze) è bloccata. Stiamo tra di noi perché ci riconosciamo nella medesima identità; fuori la devianza, la diversità non esiste, non ci riguarda minimamente.

Da un punto di vista sociale, l'omofilia comporta la tendenza alla creazione di gruppi omogenei di persone che letteralmente si rispecchiano le une nelle altre. L'esatto opposto dell'affinità, una dinamica nella quale la differenza è postulata, anzi valorizzata perché posta come base per ogni possibile relazione. Nelle relazioni di affinità, gli individui si percepiscono e si relazionano fra loro in qualità di fasci di differenze che presentano tratti di similitudine, un'aria di famiglia in grado di facilitare l'interazione. Viene escluso ogni adeguamento al gruppo, perché è l'unicità dell'individuo a creare valore, non la sua omogeneità.

La logica conseguenza della strutturazione sociale in piccoli gruppi omogenei, da poche centinaia di «amici» a qualche migliaio di «fan», è l'instaurazione delle dinamiche sociali di un piccolo paese. Tutti sanno tutto di tutti. Il controllo sociale è pervasivo, implicito in ogni relazione. Anche se teoricamente è possibile stabilire molti livelli diversi di condivisione delle informazioni pubblicate sul proprio profilo personale, di fatto concretamente la tendenza è quella a far circolare tutto il più possibile, in cerchi concentrici via via più ampi, fino a diventare trasparenti a «tutta la rete di Internet». La ragione dichiarata è che «Facebook si basa sul concetto di condivisione» ed «è progettato per consentirti di trovare e connetterti in modo semplice con gli altri.»7. Le ragioni economiche, che saranno discusse in dettaglio più avanti, sono evidenti: «incoraggiare le persone a essere pubbliche aumenta le entrate [pubblicitarie]. [...] La tecnologia rende molto facilmente ogni cosa il più visibile e consultabile possibile. La tecnologia è molto, molto allineata con il mercato.»8

In questo modo l'ideologia della condivisione del web 2.0, impostata secondo i canoni dell'omofilia, trasforma la delazione dei comportamenti altrui in una pratica sociale accettata e incoraggiata, e l'autodelazione in regola aurea di convivenza. L'altro ieri tizio stava alla festa di caio, ecco le foto, dì che ti piacciono e condividile con i tuoi «amici». Aggiorna ora il tuo profilo, e dì a tutti in continuazione cosa ti piace, dove sei, con chi sei, cosa fai; e dicci anche qual è la tua marca di jeans preferita, la tua posizione preferita a letto, ogni particolare, perché se ti interessa un lubrificante eccezionale del gusto che piace a te abbiamo una pubblicità personalizzata del prodotto adatto proprio a te, eccotela servita istantaneamente...

Quando l'identità di gruppo è costruita sulla base di sentimenti tanto semplici quanto un «mi piace», da una parte è necessario ripetere in continuazione cosa ti piace e cosa no; dall'altra, è altrettanto necessario conoscere in tempo reale cosa piace agli altri, per evitare spiacevoli deviazioni dall'identità che rafforza il nostro sentimento di appartenenza. Cementare l'identità implica il controllo degli altri e il proprio autocontrollo. Non è il caso di dire che questa cosa proprio non ti piace, che questa persona che compare tra gli amici dei tuoi amici proprio non la sopporti: molto meglio ignorare. Il conflitto creativo viene sostituito dall'indifferenza come stile relazionale, ma anche da sottili meschinità, come postare foto in cui altri non sono venuti bene per sgarbo. Si crea un'implicita e sotterranea contabilità relazionale per cui si risponde rapidamente a chi ci risponde rapidamente, e si lasciano languire le richieste di condivisione, di commento e di «mi piace» di chi non è stato sollecito con noi.

Facebook propone molti strumenti per tracciare in maniera continuativa tutti i movimenti degli utenti, come Facebook Connect e Mobile, per rimanere sempre connessi anche quando non ci si trova sulla pagina del sito o davanti a un computer. Ma anche strumenti di autodelazione come smartphone e tablet, sempre più diffusi, incoraggiano l'incrocio di dati GPS georeferenziati e profili personali, richiedendo nel contempo informazioni sempre più dettagliate sulla nostra rete sociale. Il tutto sempre per il nostro bene, per poter condividere meglio e più rapidamente ogni cosa. Ma cosa condividiamo in realtà?

6) Miller McPherson, Lynn Smith-Lovin, and James M Cook, «Birds of a Feather: Homophily in Social Networks», Annual Review of Sociology, Vol. 27: 415-444 (Volume publication date August 2001) DOI: 10.1146/annurev.soc.27.1.415. Le radici dell'omofilia affondano nella filosofia greca classica, Aristotele (Etica Nicomachea) e Platone (Fedro) in testa. Del resto anche l'eterofilia può essere fatta risalire almeno alla sofistica (Protagora e Gorgia soprattutto) e all'attenzione di Erodoto (Storie, I, 1) per i «barbari» (Egizi, Persiani, Babilonesi), le cui meravigliose culture sono spesso portate come esempi da cui imparare per i Greci. Nel quadro delle reti sociali, andrebbe esplorata oggi nelle forme del pensiero della differenza e del divenire. 

7) http://www.Facebook.com/policy.php 

8) Erica Naone, «The Changing Nature of Privacy on Facebook – Microsoft's Danah Boyd on social networking.» Technology Review, http://www.technologyreview.com/web/25226/page1/