Appendice
II - Interzone: influenze e domini nei mondi digitali
I progetti Open Source di Google sono
ospitati anche sul portale sourceforge.net; non vi sono cambiamenti
sostanziali, anzi nemmeno cambiamenti grafici di rilievo, nel passaggio tra il
sito Google.com e quello di sourceforge.net. I diversi progetti rimangono
inalterati quasi fin dei minimi dettagli, sia nel codice, sia nell’interfaccia.
L’unico elemento degno di nota è il cambio del server ospitante: infatti si
passa da una sezione con il nome del progetto sul sito code.google.com a una
pagina ospitata da sourceforge.net in un dominio di terzo livello, ad esempio nomeprogetto.souceforge.net.
Esistono quindi due accessi separati e indipententi per raggiungere la stessa
Interzona. Tuttavia queste zone appartengono a domini differenti: Google.com e
sourceforge.net.
Il concetto di dominio è alla base della
struttura delle Reti. In ambito informatico, con il termine “dominio” si
intende il nome di un server all’interno di una scala gerarchica estremamente
complessa gestita da una rete di computer chiamati DNS (Domain Name Server).
Questi computer hanno il compito di gestire l’associazione server - dominio e
permettere a tutti di raggiungere gli indirizzi sparsi nella rete grazie al
loro nome.
Ad esempio, quando si vuole raggiungere www.google.com, uno specifico programma all’interno del nostro computer chiede a uno
dei DNS quale server risponda al nome “www.google.com”. In sostanza, la rete
dei DNS si occupa di cercare all’interno di gigantesche mappe e database il
server da noi richiesto, associando l’indirizzo alfabetico a noi comprensibile
a un indirizzo numerico (il numero IP) comprensibile per le macchine. Ci
comunica poi il risultato, e noi veniamo collegati a Google o a qualunque altro
indirizzo richiesto.
Semplificando molto questo complesso
meccanismo gerarchico, possiamo dire che i domini sono strutturati a livelli.
In un tipico indirizzo web, i livelli si leggono da destra a sinistra. I primi
livelli sono quindi i generici .com, .org, .net e quelli nazionali come .it,
.fr, .de, .tv. Al secondo livello troviamo i nomi reali dei server, associati a
uno solo dei domini di primo livello: google.com, eleuthera.it, somasuite.net,
alekoslab.org ecc.. Nulla vieta a un server di avere più domini di secondo
livello legati a differenti domini di primo livello: google.it, google.de,
google.com sono tutti domini di secondo livello validi. Non è obbligatorio che
questi domini di secondo livello si riferiscano a una stessa entità: ad
esempio, ippolita.net è il sito del progetto Ippolita, ippolita.it è il sito
della poetessa Ippolita Avalli, ippolita.com è il sito di Ippolita che fabbrica
e vende gioielli.
Dal secondo livello in poi la gestione
spetta a chi gestisce il dominio di secondo livello. Ad esempio,
code.google.com è gestito direttamente da Google, così come www.google.com, e anche moon.google.com.
Non esiste una regola precisa che impone il
modo in cui si danno i nomi di terzo livello: basti pensare a un indirizzo
evocativo, ma assolutamente corretto, come del.icio.us: il suffisso .us indica
l’appartenenza al dominio nazionale USA, il nome “icio” indica il server, il
prefisso “del” di terzo livello completa il gioco di parole, in modo che
l’intero indirizzo significhi “delizioso” nella lingua inglese. Tuttavia è uso
associare alcuni domini a servizi specifici. Un indirizzo del tipo www.server.net ospiterà tendenzialmente la prima pagina del servizio di server.net,
mentre mail.server.net ospiterà dei servizi di posta elettronica, e così via.
L’immagine forse più adatta per descrivere
questa gerarchia è quella di un casa: i servizi hanno una porta di accesso
diretto (mail.server.net) mentre il contenuto dei diversi servizi può essere
ospitato dentro una delle stanze interne (www.server.net/fotografie/), cioè in una delle directory del server
principale.
La gestione dei domini di terzo livello di
Google è incongruente, e per questo estremamente aperta e fluida. È curioso
infatti notare che alla Luna è stato concesso un dominio di terzo livello
(moon.google.com) mentre a Marte no, relegato in una directory secondaria
(www.google.com/mars): entrambi questi servizi permettono di esplorare mappe,
senza differenziazioni significative nel servizio proposto.
La struttura di Sourceforge.net è invece
più rigida, come del resto quella di Freshmeat.net (che pure Google al momento
non utilizza) e di altri progetti analoghi. Sourceforge.net offre i progetti
ospitati come servizi per gli utenti a causa della sua stessa natura di portale;
per questa ragione tutti i progetti di Google si trovano in un dominio di terzo
livello, esattamente come tutti gli altri progetti. Si tratta di uno strumento
per le comunità di sviluppo che dedica a ognuna di esse un ambiente ad hoc ricco di servizi. Le diverse comunità fanno richiesta dei servizi di
cui necessitano e Sourceforge.net dà a loro uno spazio completo e
personalizzato. Quindi Google si comporta come la comunità di Gaim o di
qualsiasi altro software: eppure, Google non è precisamente una qualsiasi
comunità di sviluppatori indipendenti...
Altre interzone vengono create per gestire
i campi di influenza delle rispettive comunità e l’eventuale interazione fra i
progetti che ne dipendono. Il progetto Open Source Mozilla e la pagina
predefinita per il suo browser Firefox è un piccolo esempio di grande
visibilità pubblica. Ogni volta che un utente installerà il browser
Mozilla-Firefox la prima pagina online che vedrà all’avvio sarà quella di
Google modificata graficamente in modo che comprenda anche il logo di Firefox.
Google fornisce anche toolbar da integrare
in Firefox. Le Toolbars (Barre degli strumenti) sono blocchi grafici (per lo
più a forma di riga o colonna) che, grazie ad una serie di pulsanti e altri
oggetti grafici in esse contenute, attivano funzioni particolari del programma
che le ospita. Le estensioni per Firefox permettono l’aggiunta di toolbar
gratuite all’interno del browser. Quello che il pubblico difficilmente sa è che
tali prodotti non sono affatto Open Source. Infatti la toolbar di Google non è
un prodotto scaricabile dai classici siti di estensioni per Mozilla, perché
rilasciato sotto una licenza proprietaria. Il funzionamento della toolbar è
nascosto dentro ad una piccola libreria utilizzata solo da questo strumento e
rilasciata senza codice sorgente. Esistono diversi studi illegali di reverse engeneering che mostrano ogni funzionamento di questa
estensione e il modo in cui vengono richiesti dati dal sito di Google.
L’integrazione fra il proprio terminale
(computer, palmare, ecc.) e i Google-server è sempre più stretta; infatti, una
delle novità fra le estensioni per Mozilla Firefox si chiama Google Browser
Sync: bookmarks, cronologia, cookies, password salvate e persino le schede e
finestre lasciate aperte durante l’ultima sessione vengono salvate online sui
server di Google e poi sincronizzate automaticamente sulle diverse postazioni
utilizzate e nelle nuove sessioni di navigazione. Il controllo sull’utente si
estende a qualsiasi dispositivo in grado di accedere al web.
Infine, possiamo individuare un’ulteriore
interzona sul fronte delle licenze d’uso. Google ha infatti cercato di
adeguarsi allo standard delle altre aziende Open Source che tendono a
utilizzare versioni più o meno ritoccate della BSD 2.0 (fatta eccezione per la
Novell). Questa licenza permette la condivisione del codice ma anche un saldo
controllo sul rilascio dei programmi e delle loro versioni. Da una parte ciò
consente la creazione di comunità, mentre dall’altra parte lascia tutti i
margini per un controllo generale rispetto all’intera filiera produttiva.
Qualsiasi programmatore indipendente che sviluppa gratuitamente utilizzando
questa licenza potrà essere legalmente espropriato in ogni istante della
propria creazione.
Per quanto alcuni responsabili di Google abbiamo comunicato un possibile cambio di licenza in favore della licenza Apache, MIT, o persino GPL, la BSD rimane quella standard per tutti i progetti ospitati e promossi dal motore di ricerca. BSD costituisce dunque l’interzona di licenza utile per attirare a sé i codici liberi del mondo Open Source e farli diventare proprietà esclusiva della propria azienda.