Anonymous, un attivismo anomalo

Prima dei casi che hanno avuto risonanza mondiale, cioè i cablegate riguardanti Iraq e Afghanistan, Wikileaks si era data da fare pubblicando molte notizie scottanti di varia natura. Tra gli altri, aveva reso pubblici i documenti sul complotto dei servizi americani per assassinare lo sceicco somalo Hassan Dahir Aweys (2006), sulle procedure disumane dell'esercito statunitense per il trattamento dei prigionieri a Guantanamo, sottratti anche alla sorveglianza della Croce Rossa (2007), sulla corruzione manifesta dell'entourage dell'ex presidente keniano Daniel Arap Moi. Finché nel 2008, come ricorda anche Domscheit-Berg, Wikileaks venne contattata da alcuni appartenenti agli Anonymous, che fornirono i documenti interni della chiesa di Scientology, subito pubblicati.

Il caso Scientology ci interessa proprio perché segna il contatto con il gruppo di hacker che negli ultimi anni ha fatto più parlare di sé. Scientology era un avversario potente ma comunque meglio identificabile rispetto alle occulte profondità degli apparati istituzionali tradizionali. La setta ha ridotto al silenzio molte persone che hanno cercato di divulgare informazioni. Minacce, intimidazioni e vere e proprie persecuzioni hanno colpito soprattutto gli ex membri. Il Progetto Chanology ha avuto inizio nel gennaio del 2008, in risposta al tentativo di rimozione da parte della setta dell'intervista a Tom Cruise che svelava i retroscena di Scientology. Prima di coinvolgere Wikileaks, il gruppo che si definisce Anonymous pubblica il video Message to Scientology (Messaggio a Scientology) su Youtube118. La conclusione dei due minuti di video è diventato il motto più caratteristico di Anonymous: Knowledge is free. We are Anonymous. We are Legion. We do not forgive. We do not forget. Expect us!. La mossa successiva degli Anonymous è lanciare una serie di attacchi di tipo DDoS (Distributed Denial-of-Service), che mirano a rendere irraggiungibili i server della setta attraverso un sovraccarico di richieste, un tipo di attacco che richiede un certo grado di competenza tecnica119. Il filo rosso che lega Wikileaks e Anonymous è quindi la trasparenza, concepita come arma per abbattere, con interventi di tipo tecnico, da hacker, un potere oppressivo opaco. La necessità di essere anonimi, di nome e di fatto, e la conseguente pratica diffusa di nascondersi con le maschere del cospiratore inglese Guy Fawkes, reso celebre in tempi recenti dal fumetto V for Vendetta, è un altro elemento che assimila nel complesso gli Anonymous ai metodi di Wikileaks.

Dal punto di vista mediatico, le reazioni della Chiesa di Scientology e poi di tutte le altre vittime di Anonymous concordano nel definire i membri del gruppo fanatici del computer, cyberterroristi, insomma pericolosi hacker. È complicato identificare Anonymous da un punto di vista ideologico, ma c'è un punto che sembra irrinunciabile, che ribolle alla superficie di tutti i diversi nodi di Anonymous: una particolare versione della libertà di parola, il free speech, (come aveva spiegato un Anon, «la libertà di parola non è negoziabile»)120; spesso Anonymous sembra comparire quando la censura mostra il suo volto, come ben dimostra l'operazione OpBart121. Le vicende di Anonymous hanno incrociato di nuovo la strada di Wikileaks con l'operazione Avenge Assange (Operation Payback) che fra il 6 e il 10 dicembre 2010 ha portato attacchi DDoS, di cui parecchi riusciti, a una dozzina di banche e istituzioni finanziarie responsabili del blocco delle donazioni.

Smascherare le malefatte del nemico rimanendo mascherati; sfidare l'opacità con la trasparenza, mantenendo l'anonimato; attaccare i poteri forti (chiese, esercito, governi, banche) con azioni che coniugano competenze tecniche e uso spettacolare dei media di massa; un atteggiamento di scontro militare, guerra totale o sabotaggio che sia: fin qui le similitudini. Ma rispetto a Wikileaks, Anonymous non è identificabile in una persona fisica, perché non è singolare ma sempre plurale. In teoria chiunque può far parte di Anonymous, mentre spifferare qualcosa di segretissimo a Wikileaks non genera alcuna appartenenza identitaria. Anonymous si compone di molti individui, reti e operazioni.

TPB, Wikileaks e Anonymous possono essere considerate diverse manifestazioni del medesimo spirito hacker? Il brodo di coltura di Anonymous è sicuramente almeno in parte il mondo dell'hacking, anche di alto livello, come mostra il coinvolgimento del gruppo Lulzsec122 in diverse operazioni. Il motto hacker just for fun viene declinato nello spirito del Lulz, storpiatura dell'acronimo da chat LOL (Laughing Out Loud, Ridere ad alta voce). Il canale /b della bacheca di immagini 4chan123 è sicuramente parte della cultura dei primi a definirsi Anonymous, anche per il semplice fatto che la maggior parte dei contenuti vengono tutt'ora postati in maniera anonima. Diverse delle persone arrestate nelle varie ondate di repressione contro le operazioni di Anonymous erano frequentatori di 4chan. Se non avete familiarità o almeno curiosità per i manga e gli anime, i videogames e le serie tv, le battute a raffica infiorettate di acronimi, lo humor nero, le sconcezze al limite del pornografico, i LOLCAT (immagini di gatti spesso ritoccate con didascalie), il subvertising, 4chan non fa per voi. Potrebbe sembrarvi una via di mezzo tra una gabbia di matti con una spiccata propensione per il macabro e il surreale, il ritrovo di ragazzini che usano gerghi incomprensibili e, con una buona dose di immaginazione paranoide: un covo di pericolosi cyberterroristi.

Anche se le operazioni di hacking hanno fatto la parte del leone, attirandosi l'attenzione dei media, i gruppi di Anonymous hanno condotto molti interventi diversi contemporaneamente su più reti. Ci sono state anche manifestazioni di piazza più tradizionali, con attivisti mascherati da Guy Fawkes. Parallelamente, con il politicizzarsi delle azioni in real life, gli attacchi sono stati meno per il Lulz e più orientati politicamente. Fino all'emersione di gruppi, all'interno di Anonymous, che si definiscono esplicitamente anarchici, ad esempio A(A)A, Anon Anarchist Action. Ma di quale anarchia stiamo parlando? Parliamo dell'anarchia degli anarco-capitalisti, che segna il trionfo assoluto del libero mercato e della privatizzazione selvaggia promosso da una tecnologia salvifica? O si tratta invece dell'anarchia intesa come pratica anti-autoritaria e lotta per una società di «liberi ed eguali», dove la competizione lascia spazio al mutuo aiuto? Sicuramente alcuni degli Anonymous militano in organizzazioni anarchiche, ma sono anche rappresentati orientamenti liberali e libertariani. Il fatto che i giornalisti abbiano definito 4chan il sito più anarchico della rete è già una buona ragione per insospettirsi. Le posizioni espresse del fondatore e proprietario «moot», alias il newyorkese Christopher Poole, sono un buon parametro di valutazione. Poole si è dichiarato a favore dell'opacità radicale, dell'anonimato assoluto in rete, che offre la possibilità di comportarsi in maniera «cattiva», senza preoccuparsi di offendere, disturbare, essere puniti per comportamenti giudicati spesso oltre i limiti della legalità. Poole non sopporta la trasparenza radicale di Facebook. Poco per farne un pericoloso sovversivo anarchico. Il nuovo progetto di Poole, Canvas124, è l'evoluzione di una bacheca di immagini, nella quale ci si autentica proprio tramite Facebook, e che consente di modificare online le immagini stesse. Un sistema innovativo per la creazione di contenuti collaborativi visuali, su cui torneremo nella parte conclusiva; ma di certo non un progetto di hacking politico o rivoluzionario di stampo anarchico antiautoritario. Inoltre, è un progetto che usa capitali di rischio senza discostarsi minimamente dal modello di business pubblicitario già sfruttato con successo da Google, Facebook e da tutti gli altri attori del web 2.0 che traggono profitto dalla socialità online.

Come la socialità online non è separabile da quella offline, così la politica online è strettamente intrecciata con la politica offline; le dimensioni si influenzano a vicenda. Le imprese di Anonymous hanno avuto grande rilievo mediatico, attirandosi la sgradita attenzione della sorveglianza poliziesca. Durante le manifestazioni di Occupy Wall Street, movimento ispirato dalle occupazioni delle piazze spagnole da parte degli indignados, Anonymous ha dato il suo contributo tecnico. Sono state create applicazioni Twitter e Facebook per migliorare la coordinazione fra i manifestanti; in diverse occasioni la decantata trasparenza è stata un'arma di difesa nei confronti della polizia, ad esempio per identificare gli agenti che hanno malmenato i manifestanti. Le stesse tecniche di identificazione automatica sono però state usate contro i manifestanti in diverse occasioni125.

Analogamente a quanto detto per Wikileaks, la pratica della delazione può condurre a qualche risultato solo in un contesto già democratico, nel quale sussistono un certo numero di libertà e diritti civili, nel quale la disobbedienza civile ha un valore riconosciuto, nel quale la repressione per quanto feroce arriva raramente a mettere in pericolo la vita dei cittadini. La critica anche rivendicativa, ad ogni modo, può essere molto incisiva se portata avanti in maniera creativa come Anonymous ha mostrato di saper fare. È nella fase costruttiva che si svela però la debolezza intrinseca dei movimenti di massa, dimensione che Anonymous rivendica chiaramente nel suo porsi come legione inarrestabile. Gridare come gli Argentini nel 2001 «que se vajan todos!», espressione vivace dei metodi di sabotaggio e di beffa online, rimane ancora nell'ambito della rivendicazione, cioè della domanda a un'autorità. Si chiede al potere di allentare la morsa, si domanda alle banche di smettere di fare le banche, ai governi di smettere di fare la guerra, ai politici di smettere di rubare, ai militari di smettere di uccidere. Legittimo, persino giusto, ma insufficiente se si scende nel concreto delle proposte. Anzi controproducente, perché domandando a chi esercita l'oppressione un cambiamento, di fatto si legittima la sua autorità. È proprio sulla fase costruttiva che bisogna prestare grande attenzione e operare un radicale cambio di prospettiva. La lente macroscopica del movimento che si oppone al potere corrotto e oppressivo e propone alternative in nome di tutti è fallimentare perché rientra in quella logica di scontro frontale tipica dei discorsi egemonici. Gli animatori di Anonymous che non condividono lo stile di supremazia nerd di Wikileaks, dopo la sbornia di divertimento delle operazioni che hanno ridicolizzato banche, chiese, aziende e governi126, dovrebbero cominciare a concentrarsi maggiormente sugli aspetti costruttivi del loro potere tecnico. Altrimenti saranno presto cooptati da quei poteri che oggi si divertono a sbeffeggiare.

L'anomalia dell'attivismo di Anonymous sta proprio nel fatto che questi attivisti detengono un grande potere, quello della tecnica. Conoscono i meandri delle reti digitali e sanno usarli a proprio vantaggio. Possono decidere di usare questo sapere-potere per rinforzare la trama reticolare delle organizzazioni già esistenti. I governi sono organizzazioni che desiderano moltiplicare le loro possibilità di controllo, a volte anche per nobili fini di assistenza e aiuto ai più deboli: hanno un gran bisogno delle loro competenze. Le aziende, in particolare i grandi fornitori di socialità online, hanno un disperato bisogno di rinforzare la rete della propria organizzazione, di renderla più sicura nel senso di impenetrabile agli elementi indesiderati. Tutt'altro investimento sarebbe occuparsi di migliorare la capacità organizzativa di reti in via di formazione, che non hanno una posizione da difendere, interessi da salvaguardare, brevetti, copyright, beni, ma desiderano creare sistemi di interscambio e interazione condivisi.

In questo senso l'elemento forse più interessante di affinità fra Anonymous e movimenti come Occupy è la tendenza a presentarsi costitutivamente come privi di capi, con una forte tendenza all'auto-organizzazione. È nella dimensione brulicante delle piccole reti organizzate, anzi in via di organizzazione, che va identificato il tratto innovativo di Anonymous come di Occupy. Senza leadership evidente e senza punti prestabiliti all'ordine del giorno, è molto difficile per le organizzazioni gerarchiche istituzionali instaurare un dialogo con loro.

119) La diffusione del programma LOIC, originariamente un software proprietario per testare il carico di richieste sopportabili da un server, ha contribuito alla costituzione di reti di computer per attacchi DDoS, una sorta di botnet volontaria. 
120) Calco della celeberrima frase impiegata da Bush Jr. per giustificare la guerra globale al terrorismo: «lo stile di vita degli americani non è negoziabile». 
122) Gruppo hacker che nel maggio-giugno 2010 ha decretato «50 giorni di Lulz», colpendo obiettivi di vario tipo (FBI, Sony, Fox, Twitter) e pubblicando anche login e password di semplici utenti, «solo perché siamo in grado di farlo». Il vascello pirata di Lulzsec ha lasciato una traccia profonda nell'oceano della Rete; il torrent delle operazioni e dei siti compromessi è disponibile ancora in vari mirror.  
123) Lanciato nel 2003 dall'allora quindicenne Christoper Poole (rimasto anonimo fino al 2008), la bacheca d'immagini si ispira ad analoghi siti giapponesi; all'inizio del 2011 è arrivata a contare la strabiliante cifra di oltre un milione e mezzo di accessi unici al giorno http://www.4chan.org 
125) A Roma, dopo gli scontri del 15 ottobre, la gogna mediatica è scattata per tutti i presunti Black Bloc, alla cui identificazione hanno contribuito molti onesti cittadini. Scala differente, situazione diversa, ma identica procedura utilizzata in Iran durante le rivolte del giugno 2009: le autorità hanno chiesto e ottenuto la partecipazione dei cittadini per identificare gli insorti, marchiati con un cerchio rosso su un sito governativo, http://www.gerdab.ir/fa/pages/?cid=407  
126) Gli ultimi clamorosi colpi del Lulz nel 2011 sono stati particolarmente politicizzati: l'attacco a due società di sicurezza, Stratfor e SpecialForces.com. Dal comunicato online LulzXmas, 27 dicembre 2011: «Continuing the week long celebration of wreaking utter havoc on global financial systems, militaries, and governments, we are announcing our next target: the online piggie supply store SpecialForces.com. Their customer base is comprised primarily of military and law enforcement affiliated individuals, who have for too long enjoyed purchasing tactical combat equipment from their slick and “professional” looking website. What’s that, officer? You get a kick out of pepper-spraying peaceful protesters in public parks? You like to recreationally taser kids? You have a fetish for putting people in plastic zip ties?» http://www.anonamegame.com/forum/showthread.php?tid=324