Ideologie in rete: l'Illuminismo di Google e il Libertarianesimo di Facebook

E siamo giunti all'aspetto più personale, che ci tocca più da vicino: la questione politica. Anche se apparentemente la politica non c'entra nulla con i social network, in realtà c'entra eccome. Anzi, l'ideologia politica soggiacente alle logiche aziendali è anche la grossa differenza tra i due colossi della socialità online ormai concorrenti da diverso tempo, cioè Facebook e Google.

Ippolita si è prodigata nell'attaccare senza riserve il totalitarismo di Google, mediatore di tutte le informazioni del mondo. Eppure Google, in un certo senso, è un progetto illuminista: è la continuazione del vecchio sogno di conoscenza globale, espanso a tutti coloro che hanno accesso ai servizi di Google, un benevolo tiranno illuminato. Liberare l'essere umano dal suo «stato di minorità» e renderlo più autonomo è l'obiettivo dell'Illuminismo, senz'altro condivisibile. Il lato oscuro di Google è dunque il lato oscuro dell'Illuminismo stesso, ovvero il dispiegamento senza fine della Razionalità scientifica, del Progresso tecnologico e di tutte le mitologie ad esso collegate. Il momento regressivo della Ragione è la barbarie del controllo totale, l'alienazione dell'umano (e del vivente nel suo complesso) che si sottomette alla nuova religione della Macchina. Google è senza dubbio un'incarnazione della Megamacchina in tutti i suoi aspetti positivi e negativi: ha creato algoritmi e filtri per servire risultati in maniera nuova, è frutto di ricerca e innovazione tecnologica. Offre servizi che potenziano attività quotidiane preesistenti, in origine tutte basate sulla ricerca di informazioni. I suoi contenuti non derivano solo dalla profilazione degli utenti, ma anche e soprattutto da una tensione alla creazione di un patrimonio informativo liberamente fruibile. Con tutti i limiti della libertà d'accesso gestita per conto degli utenti da un soggetto tecnico, e non dagli utenti stessi, che si propone di non far del male (Don't be evil) in un contesto di «libero mercato» capitalista.

Negli USA, è percepito come un progetto politicamente piuttosto liberal, cioè di centro-sinistra, secondo i criteri europei. Nel mondo, è percepito come un fautore della libertà d'espressione, che si oppone ai governi repressivi e anti-americani. Le dispute con la Cina hanno propagandato l'immagine di un'azienda impegnata nella diffusione dei valori democratici o, quantomeno, di una formale democrazia dell'accesso alle informazioni. E in effetti c'è del buono nell'idea di mettere tutte le informazioni a disposizione di tutti. D'altra parte, si tratta in fondo di una singolare reinterpretazione del sogno americano: Google declina il mito del West spostando online la frontiera del movimento di conquista. Il progresso è nell'accumulo di dati che infittisce la rete e una visione universalistica di koiné su scala globale, di Enciclopedia a cui tutti contribuiscono, estesa a ricerche, immagini, mail, mappe, libri, articoli, a ogni cosa. Insomma, se non consideriamo l'enorme problema della gestione delle conoscenze da parte di un soggetto privato, se non ci preoccupiamo della delega tecnocratica, tutto sommato Google non è poi così male. Certo, si faranno sempre più frequenti e inevitabili i conflitti (a causa dell'ampiezza degli interessi di Google e della portata globale dei suoi servizi) con privati, istituzioni nazionali e internazionali per violazione della privacy, sospetti abusi di posizione dominante, costituzione di cartello, collaborazione con servizi governativi per fini di spionaggio, e via dicendo. Ma è altrettanto certo che, in quanto impresa di conoscenza globale, Google non muove da premesse ideologiche chiaramente identificabili nel panorama politico.

Non si può dire lo stesso di Facebook, un progetto promosso e finanziato dall'estrema destra statunitense, right libertarians ovvero libertari di destra, noti anche come anarco-capitalisti, un ossimoro quanto mai calzante. Rendere conto in breve di questa ideologia politica è davvero arduo, specialmente assumendo un punto di vista europeo. Infatti in Europa le idee libertarie sono storicamente legate all'anarchismo e quindi a un internazionalismo socialista, pur ricco di sfumature che vanno dal municipalismo libertario all'anarco-sindacalismo, dal comunismo anarchico all'individualismo; ma in ogni caso, ricondurle invece a una lettura risolutamente anti-socialista sembra un'assurdità logica.

Eppure, come vedremo, i libertari di destra (d'ora in poi libertariani, per distinguerli dai left libertarians di matrice anarchica) svolgono un ruolo centrale nelle politiche e nelle pratiche non solo di Facebook ma di tutto quel complesso di valori che sta emergendo dai mondi digitali negli ultimi decenni. Sussistono punti di contatto rilevanti tra le pratiche dell'hacking e le idee professate dai right libertarians. In questa prospettiva non si tratta di un excursus tra la filosofia politica e la teoria economica, ma di un tentativo di individuare un filo rosso nel dispiegarsi di fenomeni apparentemente alieni fra loro come Facebook, Wikileaks, Anonymous, tanto per citarne alcuni.