I libertariani: breve storia di un capitalismo fanatico

Il libertarianesimo è un variegato complesso di correnti politiche che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, si pongono come realizzazione radicale delle libertà individuali, in un contesto esclusivamente di libero mercato e considerate in totale opposizione a qualsiasi tradizione e pratica socialista. Alcune varianti ritengono che sia possibile mantenere un minimo di società condivisa, confondendo volutamente le relazioni sociali con le istituzioni sociali, e si configurano perciò come minarchismo (fautori dello «Stato minimo»). Ma l'individualismo radicale apparentemente «anarchico», nelle opere dei pensatori libertariani più noti, come Murray N. Rothbard, Robert Nozick, Ayn Rand, si può realizzare solamente con l'abbattimento delle istituzioni sociali oppressive, tra le quali spicca lo Stato; da cui la definizione paradossale di anarco-liberali o anarco-capitalisti54.

Per capire il contesto teorico da cui prende le mosse l'anarco capitalismo è utile studiare un poco le posizioni di Rothbard, il primo a usare il termine libertarian. Economista, allievo di Ludwig von Mises negli anni Quaranta a New York, Rothbard opera una sintesi originale tra il feroce anti-socialismo della scuola economica austriaca e i pensatori individualisti americani, in particolare Lysander Spooner e Benjamin Tucker. Il libero mercato capitalista, sulla scorta della teoria economica austriaca, è l'unico sistema capace di garantire le libertà individuali, buono per natura; dunque, una forma di giusnaturalismo che vede nel diritto alla proprietà un diritto «naturale» e nell'espansione della stessa l'unico baluardo della «vera libertà». Qualsiasi istituzione che si frapponga tra l'individuo e il godimento della proprietà privata è da considerarsi oppressiva, una tirannide contro la quale tutto è lecito. In funzione del fine supremo della libertà individuale Rothbard critica quello che ritiene il moralismo legalista dei libertariani più accomodanti con lo status quo istituzionale e ritiene che la pratica politica debba farsi beffe delle leggi oppressive degli Stati e dei regolatori in vista di un mercato davvero libero.

Si viene così a determinare un cortocircuito nella formulazione stessa del concetto di libertà: in definitiva, l'unica libertà che conta è quella del mercato capitalista, in quanto frutto della libera azione di soggetti individuali assolutamente liberi mossi dal proprio interesse privato di accumulo e fruizione. Poiché l'anarchismo individualista è il massimo della libertà individuale, e il libero mercato è la realizzazione di tale libertà, ne deriva, nelle parole stesse di Rothbard, che anarchismo e capitalismo sono sinonimi:

noi [anarco-capitalisti] crediamo che il capitalismo sia la piena espressione dell'anarchismo e l'anarchismo sia la piena espressione del capitalismo. Non solo sono compatibili, ma non è possibile ottenere l'uno senza l'altro. Il vero anarchismo sarà capitalista e il vero capitalismo sarà anarchico55.

Prenderemo in esame più avanti i paradossi di questa professione di fede nella bontà del libero mercato. Per ora ci interessa sottolineare quanto le parole chiave della dottrina economica e politica libertariana siano profondamente affini alle pratiche del turbocapitalismo californiano56: libertà individuale realizzata solo in termini di scambi economici e monetari; individui considerati come attori liberi per natura, che attribuiscono un valore totalmente soggettivo a oggetti, servizi e utilità disponibili in un ideale mercato libero capitalista; deregolamentazione assoluta necessaria alla realizzazione del mercato buono per natura, privo di interferenze statuali o comunque sovraindividuali; proprietà come diritto naturale posto a fondamento dell'identità individuale; accumulo di beni e utilità come fine e contenuto stesso del concetto di libertà.

La società è vista come il prodotto di azioni umane di scambio economico individuale. Per capire come si arrivi a comporre tale visione è necessario un ulteriore passo indietro. Nella visione della teoria economica austriaca, e in particolare nella formulazione del maestro di Rothbard, Ludwig Von Mises, l'individuo ha una prassi che lo determina, a priori, a prescindere dalle azioni concrete che compie, il cui studio, la prasseologia appunto, consente di carpirne gli assiomi invarianti.

Le verità assolute derivano da un solo assioma, l’Assioma Fondamentale (principio dell'Azione)57, ovvero: gli individui agiscono per conseguire dei fini (soggettivi), e per fare ciò usano dei mezzi. Tale assioma è considerato vero per tutti gli esseri umani, ovunque, in ogni tempo; non è invalidabile o falsificabile, perché anche se lo nego sto agendo (nella negazione). In termini filosofici, diciamo quindi che l’assioma dell’azione è una proposizione sintetica a priori. Dall’Assioma Fondamentale deriva la verità, altrettanto assoluta, che ogni individuo cerca sempre di massimizzare la propria utilità. Un individuo agisce sempre per modificare la propria condizione presente, giudicata insoddisfacente, per sostituirla con una condizione reputata migliore. Dunque, ogni azione umana è eliminazione di un’insoddisfazione percepita, di un bisogno. In altri termini, ogni azione umana è tesa all'acquisizione di utilità. Ogni azione è tesa al profitto individuale, del tutto soggettivo. L'individuo non può fare a meno di agire, di muoversi, e di cercare di massimizzare il proprio beneficio, che ci concretizza nell'accumulo di beni. Tanto è bene, di più è meglio. Quantità.

Il concetto di tempo come risorsa scarsa contribuisce a chiarire ulteriormente l'enorme influenza di questa dottrina dell'essere umano libero in quanto consumatore nella realizzazione dei social network digitali e del conglomerato ideologico sottostante al cosiddetto web 2.0. Data la scarsità della risorsa tempo, e poiché il fine delle azioni umane è il soddisfacimento di bisogni attraverso il consumo-accumulo di beni, prima si consegue la soddisfazione, meglio è. Da questa impostazione completamente deduttiva deriva che quanto più breve è il periodo dell’azione, che sia essa produzione o consumo, meglio è. Gli individui, consumatori mossi da bisogni soggettivi, preferiscono una soddisfazione presente a una soddisfazione futura. Presto è bene, prima è meglio. Rapidità.

Naturalmente la prasseologia nei diversi sviluppi degli autori della Scuola austriaca è ben più articolata e complessa di quanto sia possibile riportare qui; talora, come ogni teoria che si propone come assolutamente vera in ogni tempo e luogo e per chiunque, presenta contraddizioni insanabili. Importa però soffermarsi ancora su quello che è in effetti il punto di contatto con la tradizione individualista americana, di ascendenza anarchica, ovvero il soggettivismo assoluto. Nella teoria economica classica, inglese ma non solo (anche in Marx, ad esempio), esistono valori oggettivi da cui si deriva un'assiologia58. Secondo la prasseologia austriaca invece non esistono valori oggettivi. Lo scambio economico può essere vantaggioso per entrambi i contraenti; anzi, deve esserlo, altrimenti l'assioma della massimizzazione del profitto individuale nel minor tempo possibile sarebbe invalidato. Ciò significa che un bene ha un valore diverso per individui diversi, da cui deriva la possibilità di un profitto generalizzato e di una crescita illimitata effettiva, non basata sull'errore di valutazione del valore oggettivo.

Ma questa espansione generalizzata di benessere economico individuale, che qui coincide con la libertà tout court, è possibile solamente in una situazione di libertà assoluta (economica), ovvero di interferenza nulla da parte di istituzioni, comunque coercitive, che sottraggono proprietà agli individui, manipolano le coscienze, castrano le percezioni degli individui, per natura capaci di tendere al soddisfacimento rapido e completo dei loro bisogni attuali e di proiettarsi in una nuova azione tesa a soddisfare nuovi bisogni, in una progressione infinita. Ecco l'aggancio con l'individualismo: l'individuo, soggetto assoluto posto in maniera assoluta, necessita di libertà assoluta, ovvero letteralmente di essere sciolto da ogni vincolo (lt. ab-solutus).

Lo Stato nazione, socialista ma anche capitalista, è chiaramente il nemico comune della scuola austriaca e dell'individualismo americano; a maggior ragione lo stato federale e tutte quelle istituzioni che pretendono di regolare il mercato capitalistico, riducendo di fatto la libertà individuale. Non tutti i libertariani sostengono la necessaria distruzione dello Stato. Oggi, l'esponente più conosciuto della visione anarco-capitalista è l'economista statunitense David Friedman, fautore di un certo gradualismo nell'abolizione dello Stato-oppressore.

L'intero discorso anarco-capitalista si può sintetizzare in una parola: privatizzazione. Privatizzazione estesa a ogni settore della società, a cominciare dalle imprese fino al diritto individuale. Nessuna mediazione, l'individuo deve trionfare. Ma chi è questo fantomatico individuo? La critica fin qui svolta delle reti sociali online si applica evidentemente anche all'anarco-capitalismo: la domanda di fondo è sempre relativa all'identità, individuale e collettiva. Dal momento che gli esseri umani sviluppano la loro individualità solo in un contesto sociale, nemmeno da un punto di vista puramente teorico ha senso ragionare sull'individuo come identità fissa e assoluta, completamente separata dall'ambiente sociale, biologico e culturale nel quale si inserisce.

Più nel dettaglio, dal punto di vista filosofico, il soggettivismo assoluto da cui viene dedotta l'intera teoria economica e quindi apparentata all'individualismo anarchico si pone in aperta opposizione con il relativismo radicale che permea questa ricerca. Non abbiamo alcuna ambizione di descrivere i social network «così come sono veramente», sulla scia del più classico determinismo tecnologico che vorrebbe svelare la vera essenza di una tecnologia. Tanto meno possiamo accettare l'idea che qualcuno pretenda di sapere come sono veramente gli esseri umani, e di dedurne infallibilmente la società tutta. Sarebbe irrealistico oltre che scorretto. Il fatto che esistano realtà al di fuori di noi non significa affatto che il mondo possa causare la veridicità di una credenza. Alcune descrizioni del mondo sono migliori di altre perché ci permettono di agire meglio di altre e non perché riflettono il mondo così com'è realmente. Adottare un relativismo radicale non significa perciò condannarsi a sostenere che ogni posizione è uguale ad ogni altra, ma al contrario, mettersi nella condizione di sostenere con forza la propria visione delle cose proprio perché si sa che non esiste alcuna fondazione o verità ultima intrinseca nella realtà59.

Inoltre, l'idea di un soggetto completamente svincolato, sciolto da legami con il mondo circostante, ossessionato dalla propria smania di agire con la massima rapidità (in senso esclusivamente economico), è in evidente contraddizione con i vissuti concreti degli esseri umani, anzi, degli esseri viventi e persino non-viventi. Intrecciamo in continuazione relazioni e attaccamenti per ragioni non economiche; non sempre agiamo per massimizzare la nostra utilità personale. A volte preferiamo posticipare (o persino negarci) la soddisfazione di un desiderio o di un bisogno non solo per compiacere gli altri, o per masochismo conclamato, ma anche per ampliare i nostri margini di libertà, in un articolato gioco di pesi e contrappesi. Riconoscere il valore positivo dei limiti è parte integrante dell'esperienza umana (il corpo e il linguaggio), per quanto doloroso possa essere scoprirsi finiti nel tempo e nello spazio, e dotati di risorse psichiche e fisiche limitate, come limitato è l'orizzonte comune del Pianeta Terra. L'autonomia individuale è un processo, non uno stato di natura né un dato di fatto immutabile. Le interazioni fra individui umani e non umani, quali i prodotti delle tecnologie digitali e gli artefatti che popolano i nostri mondi quotidiani, non sono determinate in modo univoco, né riconducibili ad assiomi da cui dedurre infallibilmente regole di condotta.

Non è necessario essere anarchici anti-capitalisti per capire che il libertarianesimo utilizza una versione particolarmente povera e deformata del concetto di libertà per giustificare l'avidità60. Senza dilungarci in una contestazione puntuale del libertarianesimo, limitiamoci a enunciare un punto di vista nettamente distinto a proposito dell'equivoco fondante dell'anarco-capitalismo, ovvero il concetto di libertà. La sfera della libertà è molto più complessa della mera libertà del mercato capitalista. Una definizione tutt'ora rivoluzionaria di libertà positiva, cioè che pone invece di sottrarre, è quella classica di Bakunin:

Io sono veramente libero solo quando tutti gli esseri che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Non divengo veramente libero se non attraverso la libertà degli altri, così che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano, e più profonda e ampia è la loro libertà, più estesa, profonda e ampia diviene la mia libertà. [...] La mia libertà personale, così convalidata dalla libertà di tutti, si estende all’infinito61.

L'individuo si libera mediante molteplici processi di liberazione collettivi, non nasce libero per natura. Riducendo a slogan contrapposti: la libertà anarchica inizia dove inizia la libertà altrui, mentre la libertà liberale, in tutte le sue formulazioni, si costruisce come sfera separata per ogni individuo, e quindi necessariamente è una libertà che finisce dove inizia quella altrui. Non c'è nulla di più distante dall'idea di libertà anarchica, relativa e sottoposta a verifica costante, del concetto di libertà assoluta puramente economica propugnato dall'anarco-capitalismo.

Da teoria economica a filosofia politica, il libertarianismo si esprime ora anche in forme di aggregazione partitica, evidentemente incompatibili con l'anarchismo e persino con l'anarco-capitalismo in senso stretto, del quale tuttavia si fanno promotori nell'arena parlamentare. Negli Stati Uniti, i right libertarians contano un partito a livello federale, il Partito Libertario62, il cui candidato si è posizionato quarto alle elezioni presidenziali del 2008. Sono supportati, soprattutto con generose donazioni, da molte personalità di spicco (imprenditori, politici, professori universitari). Esistono riviste e istituti di ricerca dichiaratamente libertariani, che solitamente si considerano gli esponenti più consequenziali e radicali della vera tradizione americana63. In un certo senso è proprio così: la visione libertariana del mondo ricorda da vicino il mito dell'uomo bianco, solo in un ambiente ostile, ma felicemente armato di fucile, lanciato alla conquista del selvaggio West. I partiti e le istituzioni libertariane tendono a essere minarchiste, in favore di uno stato minimo, di un governo che abbia idealmente come unico fine quello di proteggere diritti preesistenti; ogni interferenza ulteriore porta al tentativo di cambiarlo o abolirlo. Attualmente sono molto vicini ai Tea Party.

Esistono partiti esplicitamente libertariani in Canada, Argentina e Costa Rica; in Europa il libertarianesimo è molto meno diffuso, almeno nella politica ufficiale. Esistono Partiti libertari estremamente minoritari in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi, un Movimento libertario in Italia. Molti altri partiti nel mondo presentano nei loro programmi diversi elementi tipici del libertarianesimo, ma di fatto al di fuori di Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna è persino difficile capire cosa significhi right libertarians.

In Europa però si stanno sviluppando espressioni politiche intimamente legate ai principi libertariani che stanno ottenendo un successo straordinario, specialmente fra le fasce giovani della popolazione. Ci riferiamo al proliferare dei Partiti Pirata, tra i quali i più importanti sono il Pirat Partiet (Svezia), il Piratenpartei (Germania) e il Pirate Party (Gran Bretagna); ma esistono partiti pirata in quasi tutti i paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Austria, Paesi Bassi, ecc.), e si stanno diffondendo anche nel resto del mondo. Questi partiti mirano all'abolizione della proprietà intellettuale; sono risolutamente contrari al dominio delle corporazioni e dei grandi cartelli, soprattutto nell'ambito delle tecnologie digitali; si battono contro l'inasprimento dei controlli polizieschi con nuovi sistemi tecnologici. Difficile essere contrari a un simile programma di libertà. Ma, più profondamente, intendono realizzare le libertà individuali nel mercato perfetto tecnologico: la rete di Internet. Il dibattito è acceso, ma di certo i Partiti Pirata di tutto il mondo non sono in alcun modo di orientamento socialista64. Ritorneremo più avanti sui legami fra Partiti Pirata e Libertariani, analizzando il caso di Wikileaks.

54) Per un'introduzione con rimandi ai testi classici del right libertarianism, si veda il portale di orientamento anarco-capitalista http://www.ozarkia.net/bill/anarchism/faq.html 
55) We believe that capitalism is the fullest expression of anarchism, and anarchism is the fullest expression of capitalism. Not only are they compatible, but you can't really have one without the other. True anarchism will be capitalism, and true capitalism will be anarchism http://www.lewrockwell.com/rothbard/rothbard103.html  
56) Il termine turbo-capitalism è stato coniato dall'economista conservatore Edward Luttwak, Turbo-Capitalism: Winners and Losers in the Global Economy, Harpers, New York, 1999. Lo utilizziamo in chiave polemica, perché è chiaro che le derive attuali si sono spinte molto oltre l'analisi di Luttwak. Ci permettiamo di rimandare al capitalismo dell'abbondanza di Google, e della Silicon Valley in generale, abbozzato in Ippolita, Luci e ombre di Google, Feltrinelli, Milano, 2007, cit., cap. II Be Google – Arma N 1: GooglePlex, il capitalismo morbido. 
57) Murray N. Rothbard, «Praxeology: The Methodology of Austrian Economics>», in The Logic of Action One: Method, Money, and the Austrian School, Edward Elgar, Cheltenham, 1997, pp. 58-77, in particolare p. 70. http://mises.org/rothbard/praxeology.pdf  
58) Un bene ha un valore definito o definibile, calcolabile in termini oggettivi; dunque, perché sia concepibile una crescita economica di tipo capitalista (accumulo di beni o capitali), nello scambio fra attori economici qualcuno perderà e qualcuno guadagnerà. Nella situazione ideale più semplice, uno scambio a due, se il bene vale dieci e viene acquistato a undici, l'acquirente avrà perso; se viene acquistato a nove, avrà perso il venditore. Da cui la possibilità di concettualizzare e calcolare il profitto, il plusvalore e così via. 
59) Secondo il costruttivismo non è possibile perseguire una rappresentazione oggettiva della realtà perché il mondo esperienziale in cui viviamo è il risultato della nostra attività costruttrice. La cognizione è un processo vitale, ovvero vivere è un processo cognitivo. I problemi epistemologici (relativi alla conoscenza) sono senz’altro problemi ontologici (relativi all’esistenza di chi conosce). Ma ciò non toglie che la realtà esista indipendentemente dalle nostre percezioni. Preferiamo perciò parlare di relativismo radicale per sottolineare il fatto che la realtà è relativa alle percezioni, cioè non si dà in maniera assoluta ma «in relazione» alle percezioni. Si veda in proposito Tomàs Ibañez, Il libero pensiero. Elogio del relativismo, Elèuthera, Milano, 2007, parte prima, passim
60) È l'opinione di George Monbiot, un equilibrato giornalista britannico, attento alle tematiche ambientali, di orientamento liberal-democratico: http://www.monbiot.com/2011/12/19/how-freedom-became-tyranny/  
61) Michail Bakunin, «La libertà», p. 80, in La libertà degli uguali, a cura di Giampietro N. Berti, Elèuthera, Milano, 2010, free copyleft download http://www.eleuthera.it/files/materiali/liberta_degli_uguali-Bakunin.pdf  
62) Il Partito Libertario americano ha come motto «minimum government, maximum freedom». Nel sito http://www.lp.org/ si trova un curioso test per valutare la propria tendenza libertariana, messo a punto da The Advocates, in base al quale si intuisce meglio la prospettiva libertariana http://www.theadvocates.org/quiz  
63) Il principale think-thank libertariano è il Cato Istitute, attivo dal 1977 a Washington D.C. http://www.cato.org . Più esplicitamente dedicato agli studi economici è il Ludwig Von Mises Institute, http://mises.org